Anche quest’anno una certezza: i film italiani in concorso fanno pena!

Venezia 74 - Lido Roads 8 - Film italiani

L’italia si fa notare anche quest’anno alla mostra del cinema, ma per i motivi sbagliati. Ieri è stato proiettato il titolo più curioso e atteso tra i quattro film nostrani che partecipano al concorso, Ammore e Malavita realizzato dai Manetti Bros. Avendo assistito alla proiezione con grandi aspettative su questo musical italiano sulla mafia mi sono dovuta nuovamente confrontare con la realtà: nel nostro paese non è così facile vedere bei film.

Il lavoro dei Manetti Bros. è audace, si vede dietro al film una forte spinta verso il rinnovamento e la sperimentazione di qualcosa di nuovo ma il risultato rimane comunque scadente. Voluto o meno, l’effetto trash c’è e tanto: dalla risoluzione delle immagini che fa piangere lo schermo alle interpretazioni eccessive fino alle coreografie raffazzonate e alla regia da fiction della più bassa lega. L’intuizione geniale non è abbastanza, bisogna anche farla stare in piedi e purtroppo neanche questo film riesce a farlo. Si idolatri pure l’idea originale, ma accanto agli altri film del concorso (che abbiamo visionato) questo lavoro risulta pavido e non riuscito.

Mi sento di esprimere il mio parere con questa forza anche perchè il secondo film italiano che ho visto in concorso, Una famiglia di Sebastiano Riso, è un’opera scarsa, mal recitata, lagnosa e che non regala niente di nuovo. L’idea di approfondire la storia dello sfruttamento di una donna obbligata a partorire bambini che vanno venduti a ricche famiglie poteva essere buona, ma non trova giustizia nella sceneggiatura scarna, nei volti chiamati a interpretarla e nella regia che passa da momenti di virtuosismo inutile a sequenze tagliate con l’accetta. L’Italia ha una grande tradizione di estetica mista al verismo, cosa che ci ha resi principi di quest’arte: perchè adesso non è più possibile avere qualcosa di almeno lontanamente paragonabile? Quali problematiche si celano dietro la realizzazione di opere di così piccolo valore che vengono in maniera inspiegabile inserite in un concorso importante quale quello di Venezia?

Non amo essere critica, cerco comunque di visionare e valutare sempre anche gli aspetti positivi e ringrazio che per fortuna in questa mostra ho visto anche dei film italiani lodevoli, come La vita in comune, Nico, 1988 e Beautiful Things. Tutti collocati in altre sezioni del festival.

Nelle sezioni più piccole e laterali si trovano lavori che spesso superano ampiamente in audacia e qualità la selezione del concorso, come è il caso di Le garçones sauvages di  Bertrand Mandico. Un film sorprendente che riprendendo tecniche cinematografiche alla Méliès, giocando con bianco e nero e colori, racconta la storia di un gruppo di cinque adolescenti che vivono liberamente l’irrefrenabile corsa alla scoperta del sesso e del corpo. Una visione che palesa gli impulsi più violenti dell’uomo incarnandosi nei volti innocenti e femminei di questi giovani bravissimi attori, una banda alla Arancia Meccanica che sovverte l’ordine per il gusto di poterlo fare e si spinge sempre più in là con quella spensieratezza che è ignara delle conseguenze. Immagini che tolgono il fiato, una costante lotta tra la bellezza e la provocazione capace di sconvolgere ed eccitare per come ci pone di fronte all’umile consapevolezza che siamo tutti uguali.

Tante cose concorrono a creare un film, ed è difficile costruire un prodotto perfetto. Però tra la perfezione e un prodotto appena sopra il livello della spazzatura c’è una notevole varietà di livelli che si possono raggiungere. Peccato che non tutti sono pronti a percorrerli con altrettanto vigore.

 

 

Italy gets noticed also in this year’s competition, but not for good reasons. We saw the curious and awaited Ammore e Malavita by Manetti Bros, one of the four italian titles running for the Golden Lion. I was expecting something great from this italian musical about mafia, but in the end I had to face the truth another time: it’s hard to see good movies in our country in this years.
The work signed by Manetti Bros. is bold, we can see a spontaneous motivation for innovation, but the result is still mediocre. The movie can be defined “trash”: from the low quality of the shootings to the excessive interpretations, through poor choreographies and television style direction. The idea was great but the result isn’t good. We can clap for the originality but if we see the other movies in the competition this one is inferior.

I feel that I can express this opinion strongly also because I saw another italian movie in the competition, Una famiglia by Sebastiano Riso, that is as well a low quality screenplay, bad interpreted, whining and that cannot give anything new. The idea of talking about surrogate mothers forced to give birth to several children to sell to rich families could be good but it doesn’t find the right way to express itself here. Italy has a great tradition of aesthetic mixed to verism, that made us great cinematographers in the past, but why now it is so difficult to realize something nearly good enough? Which are the obstacles behind these works that have so little value and are selected anyway in the biggest contest in our country?

I don’t like to be so critic, I try everytime to see what is good and consider it, and I thank that fortunately in the festival I’ve seen also good italian works, like La vita in comune, Nico, 1988 and Beautiful Things. All of them not in the main competition.

In minor sections there are usually works that are more bold and high quality than the ones in the competition section, and this is the case of Les garçones sauvages by Bertrand Mandico. A surprising movie that reprises ancient cinema techniques, playing with black and white and colours, telling the story of five teenagers that lived freely the unstoppable run to the discovery of sex and body. This movie is a vision that shows the most violent impulses of mankind on the innocent young faces of this young great actors. A gang like A clockwork orange’s one that subverts the order just for fun and that pushes over and over without thinking about the consequences. The frames are breathtaking, a fight between beauty and provocation that disturbs and excites in the same moment in front of the awareness that we are all the same.

Many things contribute to create a movie and it’s hard to built a perfect product. But between perfection and something just a little bit over the rubbish level there are many steps that we can achieve. It’s a pity that many are not ready to climb those steps with the same strength.

 

Testo: Arianna Vietina

Traduzione: Elisa Biagiarelli

Foto: Francesco Bertin

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Posted on September 7, 2017 in Festival

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