In gita sull’isola veneziana della Realtà Virtuale

VR Venice

Ieri siamo state all’anteprima mondiale di mother! di Darren Aronofsky, il film più atteso di questa 74^ edizione. Atteso perché prometteva da mesi contenuti dirompenti tramite la locandina e l’inquietante trailer e anche perchè fino all’ultimo la casa di distribuzione non era certa di concedere la prima visione al festival. Un film che ha diviso molto il pubblico, tra chi ha fischiato, chi ha detto “vergogna” allo schermo e chi già lo definisce il film più controverso dopo Arancia Meccanica (Indiewire, ndr).

Ma com’è questo film? E’ molto difficile parlarne perché la visione è stata molto intensa e la prima cosa a saltare agli occhi è la sua complessità. Costringe infatti lo spettatore a un tour de force che parte da intense scene di dialogo dibattuto fino a vorticosi picchi di azione e violenza che fanno restare ritti sulla sedia. Un film che muove i suoi passi sulle orme di Rosemary’s baby di Polansky, dando però una sua propria voce alla tematica della fiducia nel rapporto di coppia, senza plagiare e senza ripetere. Una sequenza di note sempre più acute e vibranti che ci porta nel mondo preferito di Aronofsky, la psiche umana, e lo fa in maniera nuova e senza chiedere alcuna clemenza allo spettatore, nessuna mezza misura accomodante da parte del pubblico. Già si vede infatti come ci si è divisi tra chi lo ha amato e chi lo ha disprezzato. Trovo che sia un film che invece richiede di prendere una posizione intermedia e di ripensare con lucidità ai suoi elementi, magari dopo una seconda visione più approfondita. E’ senza dubbio però l’audace grido di un artista che non ha paura di farsi sentire.

L’altra attività molto attesa al festival è l’esperienza della sezione VR, sulla realtà virtuale, da quest’anno installata in una sua isola separata, raggiungibile in barca dal Lido. Ho deciso di visionare un film di 55 minuti del regista taiwanese Tsai Ming-Liang, di cui ho già visto alcuni lavori in passato: ero curiosa di vedere come un regista con uno stile di racconto lento e riflessivo si sarebbe misurato con questa tecnologia. Il risultato non è purtroppo stato interessante quanto pensassi: la qualità del racconto è sempre coerente allo stile e alla storia del regista, ma il nuovo mezzo non ha aggiunto secondo me sostanza alla sua narrazione.

Inoltre, ho constatato come la qualità della ripresa (la risoluzione e la ricostruzione dei vari piani di ripresa) e della sala (come l’anno scorso semplicissime poltrone girevoli non molto comode e medesimi visori) non è migliorata. Ancora l’immagine non è abbastanza nitida, e il visore molto pesante, unito a una poltrona che non permette l’appoggio totale di schiena e collo, rendono tutto molto scomodo.

Sfortunatamente non ho potuto visionare in prima persona altri tipi di installazione che erano presenti sull’isola del VR, ma ho potuto raccogliere altre testimonianze. Pare che nella sezione dedicata al VR interattivo l’evoluzione tecnica sia molto più alta, che addirittura sia possibile avvicinarsi agli oggetti presenti nella scena, inginocchiarsi per guardare sotto i tavoli e in certe installazioni lo spettatore veniva toccato fisicamente dal personale addetto in esatta corrispondenza dei gesti che gli venivano suggeriti dalla visione. Aspetti che rendono questa evoluzione tecnica sempre più interessante proprio dal punto di vista esperienziale, performativo, ma che ancora non sembrano andare nella direzione di uno sviluppo a servizio del linguaggio filmico. Il dibattito rimane aperto, e sicuramente il pubblico di Venezia ha apprezzato questa nuova sezione attenta ai nuovi mezzi del Virtual Reality.

Vorrei chiudere questo articolo citando brevemente un altro lavoro davvero interessante visto oggi. Si tratta dell’animazione Gatta Cenerentola, diretto da Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone. Realizzato con un team ridotto all’osso di circa 30 persone, è un film di animazione molto spigoloso che tratta il tema dello sfruttamento mafioso dell’area di Napoli, mettendo in scena una storia totalmente fittizia che sfiora lo sci-fi, animato da personaggi che incarnano vizi e virtù dell’Italia. Un plauso per l’audacia e i toni forti che sono riusciti a usare in questo progetto.

Venezia 74 VR

Yesterday we saw the first screening of mother! directed by Darren Aronofsky, the most awaited movie in this edition. In the last months posters and trailers were creating a lot of expectations about the violence in this movie, and also the distribution company wasn’t sure about showing it now at the festival. The movie divided the audience, some people overreacted and also Indiewire wrote that this is the most controversial movie after A clockwork orange.

But how is this movie in facts? It’s pretty hard to talk about it because the experience was really tough and the first thing to understand and to communicate is that this movie is complex and hard to watch. Hard because it forces the spectator to run after a series of improbable situation through intense dialogue scenes and crazy moments of action and violence. A movie that starts his journey on the path of Rosemary’s Baby by Polanski, but giving his own point of view on the theme of trust in a relationship, without coping or repeating something already created. It’s a flow of increasing moments of tension that lead us in Aronofsky’s favourite world, human minds, and he made it in a new, explosive way, without asking any consens to the audience. Many loved it, many hated it, but the right opinion for me is staying a little bit in the middle and think more about what we saw, maybe after a second screening. There’s no doubt that this is a bold proof from a great author that is not scared about being heard.

The other big news awaited in the festival is the experience in Virtual Reality, that is located in a separated island reachable by boat from the festival.

I’ve decided to watch a Tsai Ming-Liang’s movie, duration 55 minutes, because I already saw some of his works and I was curious about how his style, so slow and reflective, can be represented with this new technology. The result wasn’t so interesting, unfortunately: his style is the same, there’s many beautiful images, but this new tool is’t adding something useful to his storytelling. Also the quality of the images (low resolution) and of the seats (normal wheelchairs) in not improved. The frames are not clear and the viewer is really heavy and the seats don’t support back and neck properly for seeing an hour of screening.

Unfortunately I couldn’t see other installations from the stand up section but I asked some information from people that had tried some. In the interactive VR section seems that quality is higher, that consents to get close to the objects, to look under the objects and sometimes there was people touching you exactly in the way the screening are showing. It’s more a performative experience that it’s not matching with cinema. The debate is still open, but I think the spectators of Venice enjoyed this new section.

I would like to close the article saying a few words about the italian animation Gatta Cenerentola, directed by Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri and Dario Sansone. Realized with a small team of thirty people it’s an animated movie that reflects about the mafia exploitation in Napoli through a fictional sci-fi story full of characters that represent vices and virtues of Italy. They made a great, bold and violent work.

 

Testo: Arianna Vietina

Traduzione: Elisa Biagiarelli

Foto: Francesco Bertin

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Posted on September 6, 2017 in Festival

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