L’immigrazione è un tema fin troppo abusato, ma se viene raccontato bene…

Festival di Venezia 2017 secondo giorno

Si sa che in questi ultimi anni il tema dell’immigrazione ha spopolato ai festival di tutto il mondo, un po’ perchè è effettivamente un tema di cui non si finisce mai di parlare e un po’ per una sorta di moda. Quest’anno a Venezia assistiamo a un’opera enciclopedica sui flussi migratori realizzata dal controverso artista cinese Ai Weiwei, Human Flow. Dietro la copertina di un film quasi didattico sui fenomeni migratori contemporanei in tutto il mondo vi è una ricerca in prima persona da parte dell’artista, che compare anche numerose volte nel film. Vedendo questo lavoro (lungo ben 140 minuti) non posso fare a meno di domandarmi: tutto questo sta avvenendo sul serio sullo stesso pianeta su cui cammino? Di fronte a un fenomeno migratorio di 60 milioni di persone, dovuto a cause della guerra ai cambiamenti climatici, cosa posso fare da domani per far si che le cose cambino?

E poi, a chi si rivolge un’opera così mastodontica? Chi dovrebbe vederlo? La sala piena di cineasti e cinefili cosa può fare, se non applicare le proprie attitudini per definire se è un buon o un cattivo film di fronte a una birra a fine proiezione?

Ci sono mille modi per parlare di immigrazione e oggi ho visto anche un altro esempio che mi ha entusiasmato. Eye on Juliet di Kim Nguyen si rifà allo spirito di Romeo e Giulietta di Shakespeare per parlare della surreale relazione tra una ragazza mediorientale che desidera fuggire dal luogo in cui vive e un addetto alla sicurezza degli oleodotti che attraversano il suo paese disperatamente deciso ad aiutarla. La cosa che rende tutto ancora più atipico è che lui le parla attraverso un piccolo robot di sorveglianza comandato a distanza da Detroit. Sembra quasi ridicolo a pensarsi, ma il film si approccia a questa idea che unisce tradizione letteraria e tecnologia con una semplicità e una freschezza che fanno amare il film dal primo all’ultimo minuto, tenendo sempre il ritmo dell’azione.

L’amore assiste chi si dona spontaneamente per il prossimo, non solo in Eye on Juliet ma anche nell’attesissimo film di Guillermo del Toro The Shape of Water, che avvicina una donna muta a un mostro marino. Più diversi di così non si può, e nonostante questo il film riesce a mostrare una purezza di sentimento e di intenti che purtroppo sembra esistere solo nei sogni. Del Toro riconferma il suo stile inconfondibile di colore, messa in scena e regia e torna a sottolineare come mostri e outsider sono l’incarnazione di quanto di buono c’è ancora nel mondo, paragonandoli con eleganza ai ben più abietti esseri umani. Un film ben costruito, deciso nel suo svolgimento e che regala non solo due splendidi protagonisti (Sally Hawkins e Doug Jones) ma una costellazione di personaggi indimenticabili, da un’energica Octavia Spencer a un malefico Michael Shannon.

Tante emozioni anche in questo secondo giorno, ma siamo solo all’inizio!

 

Is known that in this years immigration is one of the most popular themes in cinema festivals all around the world. It’s in fact an important phenomenon, we are all talking about it. This year Venice hosts an encyclopedic opera on human migrations realized by the chinese artist Ai Weiwei, Human Flow. It’s a didactic movie on our contemporary situation from the personal approach of the artist. Watching this movie (duration 140 minutes) I was asking myself many things: it’s this happening in my own planet? What can I do in front of a 60 million people migration phenomenon? And who is the public for this gigantic movie? Who should see it? What can do a hall full of cinematographers and critics, instead of talking about how good or bad is it in front of a beer?

There are many ways to talk about migration and today I’ve seen another great example. Eye on Juliet by Nim Nguyen, that reprises the Romeo and Juliet story to talk about the relationship between a middle east girl trying to escape from her destiny and a security guard watching oil pipelines passing through her country that wants to help her. What makes this story atypical is that him is talking to her through a robot controlled by distance from Detroit. It makes you laugh to think about it, but the movie combines narrative tradition and technology in an easy way with a fresh approach that will make you love this action film.

Love comes to help to people that give themselves to help others, not only in Eye on Juliet but also in the new Guillermo del Toro’s The Shape of Water. A mute girl and a sea monster are the stranger couple possible and this movie shows the purity of the emotions and intents that link those two characters, something that can exist only in movies. Del Toro confirms his unique style of colours, mise en scene and directing and comes back to say that monsters and outsiders are the expression of the good in the world, compared with terrifying humans. A well structured movie that presents really good interpretations (Sally Hawkins and Doug Jones) and a constellation of unforgettable characters, like the energetic Octavia Spencer and the cruel Michael Shannon.

Many emotions also in our second day, ma we had just began!

 

Testo: Arianna Vietina

Traduzione: Elisa Biagiarelli

Foto: Francesco Bertin

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Posted on September 1, 2017 in Festival

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