Film e serie tv stanno diventando la stessa cosa?

Certo che no.

Perché allora porsi questa domanda? Nel corso degli ultimi anni uno dei grandi tormentoni dei critici è stato quello dell’incremento qualitativo delle serie tv. Con il risultato che anche i budget a loro destinati sono mutati, o per meglio dire, lievitati, permettendo così di coinvolgere in un gran numero di produzioni diversi personaggi di spicco del cinema, da attori a registi. Questo aumento di qualità ha sicuramente portato il prodotto seriale a un confronto sempre più diretto con il cinema, ma c’è anche un altro fattore che li ha fatti avvicinare di più: la durata degli episodi.

Il genere delle sit com ha fissato la sua durata tra i venti e i trenta minuti, che ben si prestano all’alternarsi di sketch comici, senza il rischio di annoiare lo spettatore. Le sit com non a caso sono anche le serie con il maggior numero di stagioni: la successione di situazioni comiche viene concentrata nel  breve tempo dell’episodio, dandogli quella dinamicità che le contraddistingue.

Altri tipi di serie, i drama, sono andati man mano prolungandosi verso i quaranta – cinquanta minuti. E’ il caso dei polizieschi che richiedono tempi più lunghi per raccontare una storia dall’inizio fino alla risoluzione del caso, ripercorrendo uno schema simile in ogni episodio pur mantenendo il team dei protagonisti invariato.

Negli ultimi anni numerose serie si sono distanziate da queste due tipologie, il tutto per rispondere a gusti più specifici come la fantascienza, il fantasy e le ambientazioni storiche, tra i tanti. La necessità di creare universi sempre più complessi e multiformi ha contribuito a mantenere aperto il divario tra serie tv e film. Un universo narrativo può espandersi a dismisura nelle serie mentre al cinema dopo i primi film è difficile mantenere alta l’attenzione del pubblico e la qualità degli inizi.  Le potenzialità di espansione nel tempo e nello spazio è senza dubbio uno degli elementi che fa gola a molti autori per poter ampliare di più proprio universo immaginario. Come ha fatto Sam Esmail con Mr. Robot, inizialmente concepito per essere un film e successivamente ampliato in una serie per avere un arco narrativo più lungo.

Ma torniamo al nostro confronto tra cinema e serie tv e prendiamo Black Mirror, serie di fantascienza distopica. Non solo presenta un’altissima qualità tecnica, ma gli episodi molto lunghi sono presentati come “film” a sé stanti. Niente collega un episodio all’altro se non alcuni elementi di background molto difficili da trovare e la filosofia di fondo “The future is bright”.

E’ stata una delle prime serie che ha costretto molte persone a chiedersi: cos’ha di diverso dal cinema? Ci sono certo molti elementi in comune ma c’è anche una differenza fondamentale: la fruizione. Perchè non è un prodotto pensato per la sala, ma viene creato per essere goduto dal divano di casa propria.

Passiamo a Sherlock, serie basata sui grandi classici di Arthur Conan Doyle, che si differenzia dalle tantissime produzioni analoghe per lo stile moderno con cui viene presentata. Episodi molto lunghi, forte attenzione alla caratterizzazione dei personaggi e grande fedeltà al testo originale, cosa che è valsa un gran numero di fan in tutto il mondo. Al punto che nell’inverno 2015 abbiamo visto l’arrivo al cinema dell’episodio unico The Abominable Bride, avvenimento del tutto inedito nel panorama seriale. Lo speciale di Sherlock, della durata di 1h e 30 minuti, è stato distribuito nelle sale ottenendo anche un buon numero di spettatori, nonostante la puntata fosse visibili su numerosi siti online.

Ma arriviamo a oggi, o più precisamente al 23 dicembre 2016. A circa un anno e mezzo di distanza dall’uscita della prima stagione di Sense8 gli autori hanno realizzato un episodio di ben due ore, che batte tutti i record di durata raggiunti finora. Proprio come ogni episodio speciale, anche questo non può essere visto senza aver seguito la prima stagione, dal momento che non torna a spiegare niente della storia. Abbiamo invece il sentore che non sarà essenziale per il proseguimento della seconda stagione, perchè non avvengono evoluzioni fondamentali per la trama e i personaggi. La storia di questo speciale può apparire noiosa a un occhio esterno, eppure non è così. L’episodio torna a parlare di ciascuno dei personaggi della serie, concentrandosi sulle loro vite e indagando ancora di più il loro legame. Questo speciale quindi, pur senza andare a sviluppare la linea narrativa principale, è interessante per la proposta innovativa che offre come regalo di Natale al proprio pubblico.

Cinema e serie tv sono sì due universi in continuo avvicinamento dal punto di vista tecnico, ma mantengono le loro unicità e continuano a essere due realtà separate che comunicano tra di loro senza sovrapporsi.

L’aumento di qualità delle serie è un fatto positivo che non va ad influenzare la percezione che le persone hanno del cinema perché si tratta di due tipi di pubblico diversi, che si relazionano con il prodotto secondo le sue specifiche modalità di fruizione.

Il tempo in cui queste due realtà diventeranno una è ancora molto lontano.

 

Arianna Vietina e Elisa Biagiarelli

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Posted on January 12, 2017 in Serial Madness

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