Cinergie #11 – Il sesso nei film

Nel mondo cinematografico sono tanti i momenti della vita quotidiana che vengono rappresentati di volta in volta in maniera diversa. Tra questi, il sesso è uno dei più interessanti da osservare, per il modo in cui viene messo in scena. È una delle attività umane più comuni e, nonostante la sua naturalezza, ha sempre avuto una vita travagliata nella nostra società.

Un atto blasfemo, raccapricciante, lussurioso, meraviglioso, vera espressione di libertà. Sono tanti i modi in cui viene visto e proprio per questa molteplicità di sguardi che si ritrova addosso è interessante cercare di capire come si relaziona il cinema nei suoi confronti.

Dopo il boom libertino degli anni ottanta in cui i registi e gli attori non avevano il timore di mostrare il sesso sul grande schermo, l’arrivo di internet e del porno a disposizione di tutti ha spinto il cinema, Hollywood in particolare, a richiudersi dietro ad un velo puritano aumentando di molto la censura.

Nata negli anni novanta, sono cresciuta guardando storie d’amore in cui le scene di sesso erano pacchiane, noiose per la loro banalità, e molto spesso inutili. Perchè una cosa così bella deve essere rappresentata in maniera così ridicola? Vedere due persone che si mettono una sopra l’altra, un capezzolo ogni tanto e musica dolce in sottofondo, dovrebbe mostrare che cos’è il sesso tra due esseri umani innamorati?

Nel cinema hollywoodiano l’apice di questo atteggiamento si è avuto con Cinquanta sfumature di grigio. Un film dove il soggetto è il desiderio sessuale tra due persone, in cui le uniche scene di sesso mostrano solo l’ombra dei loro corpi, dell’atto sessuale fisico in se. Se il successo di un’opera di questo tipo ha dimostrato l’accettazione della curiosità popolare nei confronti del sesso, perchè avere ancora paura di mostrarlo per quello che è?

La prova che il sesso può essere un tema cinematografico meraviglioso per la sua essenza è Love di Gaspar Noé. Il protagonista è Murphy, un ragazzo con un figlio avuto dalla persona sbagliata che ripercorre i ricordi della sua turbolenta e appassionante relazione con Electra. A un certo punto del film è proprio lui a dire, parlando del suo desiderio di diventare un regista, di voler fare un film che rappresenti la sessualità sentimentale per quello che è.

Ed è proprio quello che fa Noé. Mostra l’amore, il sesso, nella sua totalità: usando i corpi degli attori e mostrandoli senza filtri e senza controfigure.

Ci sono molti film recenti in cui il sesso viene mostrato, come Nymphomaniac, Lo sconosciuto del lago, La vita di Adele, ma rimane in questi casi lo scalino della finzione cinematografica, reso per mezzo di protesi e controfigure provenienti dal mondo del porno. Queste accortezze rendono il montaggio poco fluido, perché l’attenzione dei registi si concentra nel camuffare agli occhi dello spettatore un collage di corpi diversi. Un procedimento del genere porta ad una freddezza che non riesce a mostrare la naturalezza e il calore dell’atto nella sua pura fisicità, risultato che viene invece ottenuto in Love.

Bisogna quindi superare la paura di entrare nell’intimità delle relazioni umane, nella realtà dei corpi nudi che compiono un atto sessuale. Questa scoglio va superato sia da parte dell’attore che usa il proprio corpo e per qualche motivo ne è geloso proprio nella sua messa in scena. Sia da parte dello spettatore nel vedere uno dei momenti più umani e intimi rappresentati sul grande schermo. Siamo quello che siamo e non serve a nulla continuare a far finta di scandalizzarsi per un po’ di bacon!

Posted on October 20, 2016 in Cinergie

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