Lido Roads #7: L’importanza della narrazione

Il cinema può essere definito come una narrazione per immagini in movimento. Oltre ciò si aggiunge la parola, il suono, livelli di immagini stratificati che vanno a sommarsi in un senso simbolico.

A volte però vedo dei prodotti che sembrano mantenere i livelli superficiali della costruzione mettendo da parte la narrazione. Molti capolavori indiscussi del cinema sono stati dichiarati tali proprio perchè hanno stravolto la struttura narrativa, ma quanto è possibile spingere senza cadere nella spiacevole situazione di non riuscire a comunicare con il pubblico?

Pensate a quando si entra in una mostra di arte contemporanea: alcuni lavori vi colpiscono istintivamente, senza aver bisogno di sostegno esterno, mentre altre vi saranno di ardua comprensione anche dopo l’attenta spiegazione della guida. Nel cinema è lo stesso, e l’elemento di discriminatorio è, secondo me, l’uso della narrazione.

Tra i film visti ieri ne posso citare tre che mi hanno fatto pensare a questa questione.

The Bad Batch di Ana Lily Amirpour, tra i film più attesi della mostra perchè identificato con il controverso tema del cannibalismo e presentato proprio dalla regista assediata dai giornalisti che le chiedevano perchè di tanta violenza nel suo film. Dopo averlo visionato posso dire che non è un film violento, gli unici momenti di violenza sono confinati e censurati e la storia, partita da presupposti molto pesanti si dirige poi verso tutt’altri aspetti.

Il film e ambientato tra Texas e Messico, dove vengono mandati tutti gli emarginati sociali americani dopo esser stati marchiati con un numero. In questo deserto, i Bad Batch (Lotto Difettoso), si sono uniti in due comunità, di cui una pratica il cannibalismo. Arlen, la protagonista, passa tra le due tribù, mostrandoci con il suo sguardo magnetico un mondo distopico, dove le persone vivono al limite delle loro capacità.

Questo racconto però apre numerose possibilità che non vengo mai approfondite, creando un senso di insoddisfazione nello spettatore. La regista ha creato un universo affascinante, dai toni pop e popolato di volti come quelli di Jim Carrey e Keanu Reeves, ma ce ne ha fatto assaggiare solo un pezzettino.

Successivamente anche i film Dark Night di Tim Sutton e Kékszakállú di Gastón Solnicki hanno posto l’accento sulla questione della narrazione. Il primo racconta frammenti di vita di persone legate all’attentato avvenuto nel 2014 in occasione della premiere del film The Dark Knight Rises, senza però permettere al pubblico di empatizzare con i protagonisti, osservandoli da lontano e senza collocare cronologicamente la narrazione. Il secondo usa uno stratagemma simile, ma tende anche a non tornare sui personaggi già analizzati e senza creare una successione storica di eventi: il risultato una sequenza di situazioni slegate che non trasmettono nessuna emozione.

Personaggio del giorno:

Terrence Malick è un altro nome importante che mi concedo. Nella giornata di ieri si sono tenute le prime proiezioni del suo ultimo lavoro, il “documentario” Voyage of time. Uso le virgolette perchè si tratta di un lavoro difficile da racchiudere in definizioni di genere e in cui Malick ci mostra l’immensità del’universo e del tempo rimanendo fedele a tutte le caratteristiche del suo stile. Nonostante non si tratti di un’opera senza difetti, risulta comunque un’esperienza cinematografica interessante.

di Arianna Vietina e Elisa Biagiarelli

Cosa ne pensate dei film del festival finora? Scrivetecelo nei commenti!

Le precedenti puntate:

Lido Roads #6 : Giunti a metà

Lido Roads #5 : Gesù e la realtà virtuale

Lido Roads #4 : Usa la tecnica

Lido Roads #3 : Il tocco del regista

Lido Roads #2 : Film bizzarri

Lido Roads #1 : Le novità

Lido Roads #0 : Partenza

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Posted on September 7, 2016 in Festival, Intrattenimento

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