Lido Roads #5 : Gesù e la realtà virtuale

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La mostra del cinema quest’anno ha aperto alle nuove tecnologie ospitando un evento particolare: l’anteprima di una selezione di scene di Jesus VR, film interamente girato in realtà virtuale.

Ho avuto modo di visionare i 45 minuti di film diretto da David Hansen e questo è ciò che ne penso. Il film è stato presentato in una saletta attrezzata con poltrone girevoli, gear fornito di smartphone e cuffie isolate. Ciò per permettere allo spettatore di trovarsi completamente immerso nella scena, addirittura di trovarsi al posto di Cristo sulla croce. Per quanto questa esperienza possa entusiasmare come diversione delll’ordinario, non ho potuto fare a meno di percepirne i limiti.

Per poter girare un film in realtà virtuale la telecamera viene posizionata e riprende a 360 gradi, sopra e sotto. Per questo motivo gli attori lavorano come a teatro, recitando lunghi dialoghi senza poter contare sugli stacchi di montaggio, che sono un elemento fondamentale nel cinema. In questo nuovo linguaggio pero gli stacchi non esistono, cosi come i movimenti di camera, i cambi di fuoco, i primi piani, i dettagli. Tutto avviene distante da noi, e lo spettatore sceglie cosa guardare: il regista non guida il nostro sguardo verso qualcosa, e ogni spettatore ha quindi una diversa esperienza del film.

Ho avuto occasione di parlare con il regista presente alla proiezione, che con molta semplicità e gentilezza ha risposto prontamente a tutte le mie domande. Il film uscirà a Natale, durerà 90 minuti ed è stato girato in un tempo record di 12 giorni, a Matera. Molto più lunghi sono stati invece i tempi di preparazione degli attori (che per l’appunto dovevano girare sequenze molto lunghe senza stacchi) e per il montaggio.

Perchè il montaggio ha preso molto tempo se questo film non contiene stacchi? Le riprese hanno sfruttato più telecamere posizionate a formare una sorta di sfera, quindi in fase di post produzione si è lavorato per far sì che tutte le immagini coincidessero.

Il film sarà distribuito, ma non nelle sale. Si potrà visionare dal proprio smartphone grazie all’ausilio di un cardboard o un gear tra i molti in commercio. Ho chiesto al regista se per lui non fosse strano pensare di distribuire un film da vedere ognuno a casa propria, senza una sala a creare comunità e la sua risposta e stata molto interessante: la realtà virtuale non sostituisce il cinema, è completamente un altra cosa, ed è anche per questo che si è deciso di riadattare la storia di Gesù, perchè è un racconto da vivere individualmente.

Nonostante io non sia una fan di questo nuovo mezzo, David Hansen me ne ha parlato con una semplicità rassicurante, che mi ha dato nuovi spunti e idee riguardo alla tematica dell’evoluzione della narrazione per immagini. Resta comunque il fatto che 45 minuti di gear in testa sono molto tosti e lo sforzo per la vista è molto, quindi per questa tecnologia, ad ora, io non supererei prodotti di mezz’ora.

Da segnalare assolutamente altri due film che ho visto, per motivi diversissimi. La Region Salvaje (la regione selvaggia) di Amat Escalante (concorso). È difficile parlarne senza rovinare l’alone di mistero che pervade questa pellicola dai toni scuri e sporchi. Tutto il film ruota intorno alla sessualità come un elemento chiave tra vita e morte, tra gioia e dolore, attraverso la storia di una famiglia e di un’inquietante presenza. Questo film era segnalato tra i più scandalosi della mostra, e a ragion veduta.

Il secondo film è invece Monte di Amir Naderi (Fuori concorso), che personalmente ho trovato forte, equilibrato ed affascinante. Ai piedi di una aspra montagna vive una famiglia contadina, legata a quella terra da lunghe generazioni di antenati che l’hanno abitata. Ma la vita ne soffre, testimone la prima bellissima sequenza in cui madre, padre e figlio sono intenti a seppellire la loro figlia più piccola. La lotta per la sopravvivenza, restando fedeli alla tradizione, si tramuta durante il film in una lotta per la supremazia dell’uomo sulla natura e per l’emancipazione da questa. Questa lotta quasi epica viene narrata con pochi dialoghi, colori sempre più cupi e un pregievole uso del suono, che stratifica suoni umani ed echi della roccia come fossero una vera discussione tra uomo e montagna.

Personaggio del giorno:

Mirko Grezza, è il protagonista del film Il più grande sogno di Michele Vannucci, in cui viene raccontata proprio la sua vita. Un uomo uscito di prigione dopo sette anni che cerca di rifarsi una vita seguendo le regole e facendo il presidente del quartiere. Il film mostra la sua ricerca di redenzione, un percorso complicato e pieno di ostacoli dovuti alla difficoltà di staccarsi dal passato. Un personaggio interessante perchè vero anche se la resa risulta ridondante in questa opera prima che cerca di mostrare la realtà, rimanendo troppo attaccata alla sua pesantezza.

 

di Arianna Vietina e Elisa Biagiarelli

 

Cosa ne pensate dei film del festival finora? Scrivetecelo nei commenti!

Le precedenti puntate:

Lido Roads #4 : Usa la tecnica

Lido Roads #3 : Il tocco del regista

Lido Roads #2 : Film bizzarri

Lido Roads #1 : Le novità

Lido Roads #0 : Partenza

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Posted on September 5, 2016 in Festival, Intrattenimento

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