Cinergie #10 – Cinema Tossico

Cinema Tossico

Quando si vuole parlare di un regista che si ammira è sempre difficile trovare le parole giuste per rendere il suo lavoro. Dal primo momento in cui ho scoperto la passata esistenza di Claudio Caligari, sono rimasta subito affascinata dalla sua figura e dalla storia di un grande regista che ha potuto realizzare solo tre film nella sua carriera. Forse però la parola “solo” non è adatta al caso in questione. Certo sono tre, ma sono tre prodotti così unici che non possono far altro che lasciarti con l’amaro dubbio: “Se gli avessero lasciato la possibilità di fare tutti i film che voleva, cosa avrebbe fatto?”.
Ho scoperto Caligari con Non essere cattivo e facendo alcune ricerche dopo aver visto il film sono rimasta colpita dal modo in cui Mastandrea parlava di lui nelle interviste. Nel suo sguardo sembrava esserci l’amore di un figlio per il padre. Scorrendo articoli, recensioni, pensieri di persone nei confronti di questo uomo, morto il 26 maggio scorso, scoprivo una immensa ammirazione nei suoi confronti da quanti lo conoscevano. Così, spinta da una forte curiosità, ho guardato anche i suoi primi due film: Amore tossico (1983) e L’odore della notte (1998).

Claudio Caligari era uno di quei registi che aveva la grande capacità di dare luce ai suoi personaggi, figure mai emerse dall’oscurità in cui la società le ha relegate.
I protagonisti del suo primo film ad esempio, Amore tossico, sono ragazzi raccolti dalla strada che interpretano degli eroinomani nella Ostia degli anni ottanta. Un ritratto molto diretto della dipendenza e della vita che si faceva in quel periodo. Immagini crude che mostrano quanto le persone possano perdersi facilmente nella vita creado una rottura nei confronti della realtà. Osserviamo le vite di questi ragazzi che passano le giornate cercando qualche piotta per una pera e non possiamo fare altro se non seguirli nelle loro disavventure senza senso perdendoci con loro.
Ti lascia una sensazione di impotenza che rimane anche dopo aver visto Non essere cattivo, l’ultimo lavoro concluso con l’aiuto produttivo di Mastandrea.
Una lavorazione complicata che per fortuna è stata portata a termine regalando al cinema italiano uno di quei film che innalzano il livello qualitativo delle nostre produzioni. Perchè in Non essere cattivo di qualità ce n’è moltissima. Dalla regia naturale di Caligari alla grandezza degli attori, Luca Marinelli e Alessandro Borghi, che portano sullo schermo una sintonia raggiunta da poche coppie d’attori. L’ambiente è sempre Ostia e il tema è ancora quello della droga. Le tematiche affini ci permettono di valutare il cambiamento avvenuto in quell’ambiente con il passare degli anni. L’unica similitudine che “pesa” è il dolore che rimane nelle vite rappresentate. Il cinema non ha sempre bisogno di eroi positivi dal lieto fine. La vita non sempre finisce bene e la potenza del cinema di Caligari è quella di mostrare la realtà com’è davvero, utilizzando però la finzione. Cesare e Vittorio forse non sono modelli, esempi da seguire, ma sono esseri umani belli nella loro imperfezione.
Uno degli aspetti curiosi del suo lavoro è il modo in cui Caligari ha inserito riferimenti ai suoi film precedenti in questa ultima opera. Oltre al richiamo delle prime inquadrature di Amore tossico, c’è anche un cameo del Rozzo, uno dei personaggi de L’odore della notte, nella sequenza in cui uno dei protagonisti ha un’allucinazione.
Tra i tre film quest’ultimo è una sorta di pesce fuor d’acqua. Molto diverso dai due che lo circondano, L’odore della notte è un thriller/noir a metà tra Taxi Driver e Arancia Meccanica.
Il protagonista è un Mastandrea giovane che interpreta un ex poliziotto che vive facendo rapine notturne a persone dell’alta borghesia romana. La noia e il vuoto lo portano a questo stile di vita. Una specie di noir alla romana, con l’ambientazione per lo più notturna e personaggi grotteschi.
Seppur diverso dai sopracitati lavori per lo stile utilizzato, continua l’analisi di quei personaggi posti ai confini della nostra società. Forse è questo che la gente non ha potuto apprezzare del suo cinema, essendo incapace di digerire certi aspetti poco apprezzabili dell’umanità.

Nonostante tutto questo, Non essere cattivo fin dall’anteprima a Venezia ha avuto un ottimo successo di pubblico e ha ricevuto diversi riconoscimenti tra critica e festival. Sul film si è creato un passa parola positivo che da’ un leggero senso di soddisfazione e potrebbe far pensare che ci stiamo finalmente abituando ad osservare la realtà in maniera più diretta.
L’unica cosa che mi lascia amarezza è che in qualche modo la sua morte ha aumentato l’attenzione nei suoi confronti. Mi domando quanto sia giusto che per ottenere qualche riconoscimento, nello spettacolo, si debba per forza morire.

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Posted on June 23, 2016 in Cinergie

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  1. Il nostro blog va in vacanza - Elephant Road
    July 2, 2016 at 11:52 am ·

    […] mesi di luglio e agosto le nostre rubriche di cinema, videoclip, serie tv e tecnologia si prenderanno un periodo di vacanza. Che vadano al mare, in […]

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