True Mash-up

Questo mese abbiamo deciso di dedicarci a un tema tra i più complessi e radicati nell’ambito dell’audiovisivo: la divisione in generi.

La divisione dei generi è una caratterizzazione per tematiche e per stili con cui ci confrontiamo quotidianamente. Quando apriamo un sito di streaming, o quando andiamo al videonoleggio, troviamo una lista di film divisa in horror, drammatico, romantico, fantascienza, thriller, ecc, tra cui siamo costretti a scegliere.

Il sistema dei generi fa parte della cultura occidentale da sempre, ma ancora oggi è argomento di discussione. Difatti questa si basa su un paradosso mai risolto: da un lato le categorie sono necessarie alla diffusione di un prodotto, ma dall’altro risulta una etichettatura molto generica e spesso fuorviante. Nonostante ciò il sistema dei generi viene usato tutt’ora: come si potrebbe sennò comunicare in maniera diretta a un pubblico di massa se quel film corrisponderà o meno ai loro gusti? O come potrebbero piattaforme come Netflix suggerirti cosa guardare in base alle tue preferenze?

Il nuovo format delle serie tv e la loro sempre maggiore rilevanza nella nostra cultura popolare ci permette di analizzare il mercato legato alle produzioni audiovisive e di chiederci se questa divisione in generi esiste e “funziona” anche per queste.

Quando si tratta di serie tv le piattaforme di streaming e altri siti simili presentano la divisione per generi, ricalcando gli stessi del cinema e della letteratura con l’aggiunta dell’ibridazione televisiva. Per questo possiamo trovare inseriti nello stesso calderone anche i programmi culinari, i reality show e altro.

Osservando bene, questo tipo di catalogazione non risulta così efficace quando si parla di serie tv. In parte perchè, inserendosi tra i diversi format televisivi, devono prevalere sull’offerta di reality, quiz e gli altri programmi di puro intrattenimento; e in parte perchè si differenziano tra loro anche per un altro elemento importante, cioè la durata degli episodi e delle stagioni. Questo fattore influenza a sua volta la scelta dello spettatore, nonostante non riguardi il contenuto della serie.

Infine c’è un’ultima questione di fondamentale importanza: come il sistema dei generi si scontra con la sovrapproduzione di serie tv che stiamo vedendo oggi. Categorizzarle non permette di dare valore alla fusione tra i generi, uno degli elementi di originalità più evidenti e interessanti della produzione seriale contemporanea, che possiamo notare in alcuni esempi:

  • Last Man on Earth (2015, ideato da Will Forte), dove lo scenario apocalittico in cui il protagonista si ritrova ad essere l’ultimo uomo sulla terra si intreccia con i toni della commedia nera, rendendolo un prodotto curioso;
  • Glee (2009-2015, creato da Ian Brennan, Brad Falchuk e Ryan Murphy) che combina una forma musical al teen drama, giocando a reinterpretare i classici del musical come il Rocky Horror Picture Show fino alle canzoni contemporanee alla serie, omaggiando alcuni artisti come Lady Gaga;
  • Misfits (2009-2013, creato da Howard Overman), serie inglese diventata di culto in tutto il mondo per la sua brillante intuizione di dare bizzarri superpoteri ad un gruppo di giovani criminali assegnati ai servizi sociali, che con il loro modo di fare sgangherato e il loro linguaggio volgare coinvolgono con facilità un pubblico giovane.

Esistono anche casi in cui l’ibridazione è andata oltre il più immediato concetto di genere, arrivando a ibridare delle vere e proprie forme. E’ questo il caso di due delle più innovative serie della storia dell’entertainment, True Detective e Making a Murderer.

True Detective, ideata da Nic Pizzolatto e diretta interamente da Cary Fukunaga, uscita nel 2014 ed eletta a serie cult prima ancora che la stagione si fosse conclusa. La combinazione di una complessa tecnica cinematografica  e una sceneggiatura di altissimo livello ha radicalmente trasformato un classico poliziesco in un prodotto sperimentale riuscito e molto apprezzato dal pubblico.

Making a Murderer invece è la prima serie documentaria mai realizzata. Ideata e realizzata da Moira Demos e Laura Ricciardi e rilasciata nel 2015, questa serie ripercorre uno dei casi giudiziari più controversi della storia americana, che ancora non si è risolto. Lavorando solo di montaggio, ricomponendo le vicende tramite interviste e materiali di archivio, le due registe sono riuscite a dare a questo imponente racconto la stessa suspance di una serie action, costringendo gli spettatori a restare incollati allo schermo (cosa che avviene con difficoltà con i documentari).

Tutti questi prodotti sono riusciti a differenziarsi nel panorama mediatico proprio grazie all’originalità con cui hanno mescolato alcuni generi tra loro, riducendo la rigidità con cui questi inscatolano i prodotti. E’ però impossibile pensare di eliminare questo sistema perchè è di gran lunga più semplice e intuitivo di dividere i film per anno di uscita o autori. Sempre più spesso però vi capiterà di osservare che uno stesso prodotto verrà considerato appartenente a più categorie. Perchè nel processo di creazione, l’uso di caratteristiche di generi diversi è diventato uno dei metodi più efficaci per realizzare opere sperimentali originali.

Elisa Biagiarelli

Arianna Vietina

Posted on June 9, 2016 in Serial Madness

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