Lido Roads 2015 #11 – E stasera premiazioni!

La mia penultima giornata di festival è stata governata completamente dalla prima visione mattitina, quella della versione restaurata di Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini. Non avevo provato il desiderio di vederlo nè avevo mai avuto l’occasione di approcciarmici, quindi quando lessi che figurava tra i titoli della sezione classici ho cominciato ad attendere ansiosamente questo incontro. Il film mi ha completamente risucchiata, catapultandomi in un inferno alternativo adornato di quadri cubisti e pareti marmoree, dove non potevo prevedere niente. Perchè il potere metaforicamente mostrato da Pasolini è anarchico, umano, insondabile e incomprensibile. Più volte mi sono sentita mancare, ho desiderato uscire, coprirmi gli occhi o vomitare, come avvenne al pubblico del film l’anno in cui uscì nelle sale. Questo senso di comunità che ho provato, nel percepire delle sensazioni che hanno attraversato tutti, mi ha dato il primo elemento su cui riflettere: creare questa unione, una catarsi tra gli spettatori, è sicuramente uno degli elementi che rende un film un capolavoro senza tempo. Uscita dalla sala, ancora provando un profondo disgusto, ho continuato a pensarci, cercando anche di staccarmi dalle opinioni che la critica ha stratificato negli anni su questo film, e mi sono resa conto di aver attraversato una gamma di emozioni diversissime e contradditorie fino ad arrivare a ciò che credo rimarrà come mio atteggiemento nei confronti del film: un distaccato profondo rispetto. In un articolo ho letto che Pasolini rappresentò la perversa comunità di Salò perché era meno crudele della società in cui stava vivendo, e sposare questa dichiarazione con l’incredibile attualità di questo dramma mi dà da pensare, e da preoccuparmi anche. Oltre che una storia sul potere e i suoi meccanismi di asservimento io ho visto anche una constatazione della disperazione dei giovani del periodo post fascismo: nel film quattro potenti uomini si ritirano a Salò in compagnia di alcune prostitute di alto bordo, alcuni giovani militi e quasi una ventina di ragazzi e ragazze giovanissimi, che vengono vessati, picchiati, violentati, come metafora di ciò che le politiche del fascismo (o in generale delle dittature) hanno fatto ai giovani, non solo nel loro corpo ma soprattutto nelle loro menti, le loro speranze. Il senso di sporco che permea per tutto il film mi ha inoltre caricato delle responsabilità della nostra storia di italiani, che per sempre porteremo l’onta del fascismo come una violenza perpetrata tra le mura domestiche.

Credo che questo film, anche per chi come me è sensibile alle immagini, sia un’opera che come poche altre riesce a rapportare concetti universali a denunce mirate a determinati eventi, coinvolgendo ancora oggi in maniera fisica e irripetibile, persone di tutte le età (forse anche per l’impatto cosí violento delle immagini). Ironicamente è vero per questo film di Pasolini ciò che disse Mussolini all’inaugurazione di Cinecittà a Roma: il cinema è l’arma piú forte.

Nel pomeriggio abbiamo avuto la riunione conclusiva della Giuria Classici, dove abbiamo decretato i vincitori come Miglior Film Restaurato e il Miglior Documentario. Dopo quasi 10 giorni di film, in cui ogni mattina ci si alzava alle 7.00 e si tornava in branda alle 02.00, parlando in ogni momento delle nostre opinioni, senzazioni, della nostra esperienza personale, siamo arrivati all’ultimo giorno stanchi ma felici. Il gruppo è coeso, ci sembra di aver vissuto insieme per molto piú tempo e di aver imparato tutti qualcosa gli uni dagli altri. Sarà difficile lasciarsi domenica, dopo l’ultima serata al Lido.

La cerimonia delle premiazioni si terrà dalle 19.00 in Sala Grande, noi saremo tutti presenti dopo una breve sfilata sul red carpet e consegneremo i premi per primi, prima di passare ai premi principali. Sarà un serata emozionante ed unica, che vi racconterò domani nell’ultimo articolo della rubrica Lido Roads 2015.

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Posted on September 12, 2015 in Eventi, Festival

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