Lido Roads 2015 #7 – Cronaca di metà festival

cat power

Oggi giungiamo alla metà del percorso di Venezia72 e rimangono davanti ancora 5 intensi giorni prima dell’attesissima cerimonia di premiazione, che si terrà sabato 12 settembre alle 19.00 in Sala Grande al Palazzo del Cinema. L’edizione di quest’anno si sta confermando come atipica e singolare nella selezione dei film e nel riscontro del pubblico: molte le insoddisfazioni tra gli spettatori del concorso, mentre pare che i lavori piú interessanti si trovino invece nella sezione Orizzonti. Tra i favoriti per il Leone d’Oro, secondo le voci che corrono qui tra una coda al bar e l’attesa fuori dalle sale, ci sono Francofonia di Aleksander Sokurov e The danish girl di Tom Hooper, ma restano aperte le opzioni di L’hermine e Beasts of no nation.

Purtroppo per questa edizione non mi è possibile analizzare la situazione del concorso quindi non resta che attendere trepidanti le premiazioni.

Passando alle visioni di oggi devo dire che per ora questa giornata è stata tra le più soddisfacenti da che sono arrivata qui. La mattinata è cominciata con la proiezione del film Barbarossa di Akira Kurosawa: anche se temevo per la durata di quest’opera (ben 185 minuti, cioè 3 ore) devo dire che sono rimasta sorpresa da come ha saputo coinvolgermi e intrattenermi in questa storia. Si tratta di una completa antologia delle manifestazioni del dolore e dell’amore, disposte lungo la storia di un giovane medico in un’ospedale di campagna. Immagini potenti e poetiche al tempo stesso, che avvicinano il sistema dei valori orientali ai valori più umani e universali comprensibili in tutto il mondo e capaci di commuoverlo profondamente. A pranzo siamo stati poi deliziati dalla commedia di formazione di Ernst Lubitsch Heaven can wait, un esempio meraviglioso di narrazione in flashback della romantica storia del protagonista, un anziano che si ritrova a raccontare la sua vita in attesa di essere ammesso all’inferno. Nonostante il film sia del 1943 il suo umorismo è meravigliosamente coinvolgente e, anche in questo film, molto esplicito. Forse sono io a non essere abituata, ma mi ha davvero colpito la comicità priva di censura che ho trovato in diversi dei capolavori visti in questi giorni.

Nel pomeriggio ho guardato altri due film, molto diversi tra loro. Visti a breve distanza hanno attivato delle riflessioni su cui non mi soffermavo da un po’, e che tento di riassumere brevemente. I due film sono Janis di Amy Berg, documentario su Janis Joplin non particolarmente curato a livello di costruzione ma sicuramente toccante e affascinante per i fatti in esso raccontati, e Interruption di Yorgos Zois, film di finzione sulla finzione, ambientato interamente in un teatro, che ci accompagna dentro un esperimento di spettacolo partecipativo dai risvolti veramente drammatici. La cosa che lega i due film e che è stato il mio tarlo nel corso della serata è il tema del rapporto con la realtà e con l’immaginazione: guardando Janis io non ho potuto fare a meno di pensare come nel mondo esistano storie con una forza talmente dirompente e particolare da essere già in sè delle fiction, delle storie da favola o appunto da cinema. Certo Janis Joplin non è stata una donna qualunque, ma ha anche lavorato sul suo essere per diventare un personaggio, oltre che una cantante ed una persona. Il film di Zois mi ha riportato sulla stessa questione ma dal punto di vista opposto: qui le persone normali vengono invitate a diventare personaggi anche se non sono in grado di diventarlo, anche se non vogliono nel loro intimo esserlo, riducendoli in una situazionedi finzione, di continua lotta tra il vero e il costruito. Questi film mi hanno permesso di tornare all’eterno dibattito che anima le arti da sempre e che proprio dalla persistenza di questo dubbio traggono parte della loro magia. Nel film di Yorgos il regista della piece domanda a una delle volontarie di questo esperimento teatrale: “Secondo te questa è realtá o finzione?”. In quel momento in sala non c’era una risposta univoca.

La giornata si é conclusa con la proiezione di Jacques Tourner le medium, documentario sul regista horror francese, che purtroppo, nonostante il tema interessante, è risultato essere debole: pochi estratti dai film (sostituiti da foto, che tendono ad annoiare maggiormente nello scorrere del film), passaggi troppo rapidi, mancanza dei cenni minimi di biografia del regista. Una delusione.

Oggetto del giorno: batteria portatile! Se non siete cosí sfscciati da andare ad attaccare il vostro telefono in sala stampa, sotto lo sguardo sospettoso delle decine di giornalisti presenti, portate con voi una pratica batteria portatile per assicurarvi di avere sempre il telefono carico per sentire i colleghi, scattere foto o controllare gli orari del vaporetto. In caso foste sprovvisti di batteria esterna mi permetto di darvi un secondo suggerimento semplice ed utile per mantenere la vostra batteria da mattin a sera: durante le proiezioni spegnate il telefono, cosí, oltre a risparmiare la carica, vi godrete meglio anche il film!

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Posted on September 8, 2015 in Eventi, Festival

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