Lido Roads 2015 #3 – Atmosfera da festival

francofonia aleksandr sokurov

Si entra a pieno ritmo nell’atmosfera del festival, con pasti veloci e numerose ore in sala, per fortuna quest’anno senza troppe code per accedere. Dopo la riunione con Francesco Patierno, presidente della giuria classici, ho avuto modo di vedere 5 film, di cui due extra rispetto al mio programma da giurata: ci è stato assegnato un programma giorno per giorno da seguire, composto di circa 3 film al giorno dalla sezione Venezia Classici e Documentari.

Questi due film extra sono stati Early Winter di Michael Rowe (sezione Giornate degli autori), molto modesto come prodotto, e il nuovo film di Alexander Sokurov Francofonia (in concorso) che, pur essendo un film interessante (soprattutto per i francofili), a cavallo tra finzione e documentario, non ha lasciato il segno. L’ho trovato troppo autoreferenziale e piuttosto piatto come contenuti e narrazione. Lo stile della regia però rimane inconfondibile.

La sorpresa maggiore della giornata è stata nei due classici restaurati che ho potuto vedere in compagnia degli altri ragazzi del gruppo, il film Pyaasa (l’assetato) di Guru Dutt (1952) e Aleksander Nevskiy di Sergej Ejzenstejn (1938). Il primo è assolutamente da annoverare tra i capolavori del cinema, per diversi motivi: le sue due ore e mezza volano grazie a un’escalation di avvenimenti degni dei piú grandi thriller americani, arricchiti di canti indiani, personaggi molto ben caratterizzati e una fotografia accurata che coinvolge lo spettatore in questo paesaggio esotico e urbano al tempo stesso. Per quanto riguarda invece il secondo senza dubbio è da sottolineare come siano evidenti le grandi capacitá per cui Ejzenstejn è passato alla storia, cioè il montaggio dinamico con forte valenza simbolica e la composizione coreografica delle scene, per cui anche un campo di battaglia viene orchestrato come una danza. Questo film ha richiesto 8 mesi per poter essere restaurato e, a giudicare dalla sala piena, è un film che ancora oggi ha qualcosa da raccontare.

Il documentario A flickering truth di Pietra Brettkelly si è rivelato invece piuttosto confusionario: tratta della preservazione dei film all’interno della Afghan Film dopo la presa di potere dei talebani, tema asolutamente interessante e di rilievo, purtroppo narrata senza la degna linearità ed efficacia, affrontando troppe tematiche insieme e impedendo allo spettatore di collocare il focus del film.

Passiamo al gadjet di oggi! Il consiglio del giorno é: portate sempre con voi una felpa, o un maglioncino o una sciarpa, perchè anche se fuori ci sono 40 gradi state certi che nelle sale sentirete la differenza!

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Posted on September 4, 2015 in Eventi, Festival

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