Torino Roads #9 – Un po’ di cortometraggi

Breve panoramica sulla giornata di oggi, 28 novembre: ho visionato la prima parte della selezione italiana corti, il cui unico prodotto di rilievo è stato Panorama di Gianluca Abbate, che considero però piú un lavoro di video arte che un effettivo cortometraggio.

Dopodichè ho visionato a mezzogiorno il film in concorso What we do in the shadows, opera prima di due registi neozelandesi, Jemaine Clement e Taika Waitit, che recitano in questo finto documentario sulla convivenza di quattro strampalati vampiri. Devo dire che è stata una piacevole sorpresa in mezzo agli altri film del concorso, insieme al film che ho visto successivamente, Mercuriales di Virgil Verner. Quest’ultimo, dai toni decisamente piú seri, racconta il quartiere di Bagnolet a Parigi, in cui si muovono due amichecercando uno scopo per le loro vite. Un film molto poetico, che tende leggermente all’auto esplicazione ma che cattura che bellissime immagini. I film del concorso di oggi rientrano tra quelli che ho apprezzato maggiormente, insieme a Violet, Felix e Meira, N-capace e As you were.

La sera sono tornata sulla sezione Onde, con la visione di due interessanti cortometraggi: Washingtonia di Kostantina Kotsamani (uscito dalla selezione corti della Berlinale 64) racconta una forza vitale che attraversa uomini, animali e piante, seguendone il battito cardiaco e le reazioni naturali, in un progetto molto coerente e coinvolgente, cosa rara nei corti che ho visionato qui. Shelter di Ivan Salatic propone invece un percorso affascinante: l’autore è tornato nel suo paese natale in Montenegro con l’intento di rievocare le memorie della sua infanzia, e per farlo si è affidato a un ragazzo del luogo, Luka, che ha interpretato l’unione delle esperienze proprie con quelle del regista, creando un percorso intenso ma frammentario, proprio i ricordi quando vengono a galla.

L’ultimo film della giornata è stato Adventure, film kazako di Narim an Turebaey, che tratta il tema dell’amore incondizionato con vivacità e chiarezza: non particolarmente originale ma molto diretto, efficace grazie all’interpretazione degli attori e non scontato.

L’ultima cosa di cui volevo accennare in questo articolo riguarda due corti visti ieri che per ora restano i migliori visti qui a Torino. Il primo è The measures di Jacqueline Goss e Jenny Perlin cortometraggio che ripercorre la storia di come sono state compiute le prime tringolazioni terrestri e l’avvento del metro, ricorrendo a un efficace espediente: dato che questi calcoli furono effettuati da due studiosi che operarono per anni da due punti diversi del globo, con lo scopo di raggiungersi, lo schermo è stato diviso a metá e tutte le scene che noi vediamo riflettono due diversi punti di vista leggermente differenti. Un esperimento davvero intrigante da guardare, che ottiene il secondo posto in classifica solo perché la durata (45 minuti) rendeva molto faticosa la visione. Al primo posto per ora posso collocare Hacked circuit di Deborah Stratman, regista statunitense che ha collaborato con David Lynch. Il suo cortometraggio é un piano sequenza di 15 minuti che ci porta all’interno di un particolare studio di registrazione, poichè all’interno vengono registrati i suoini degli oggetti che compaino nei film. Ecco quindi apparirci un imponenete rumorista che con rapiditá ed efficacia doppia i suoni di una delle prime scene de La conversazione di Francis Ford Coppola (che guarda caso sarà il film con cui chiuderò il festival). Aggiungendo a ció un’atmosfera cupa e una cura eccezionale per il sonoro, questo corto merita davvero un 10.

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Posted on November 29, 2014 in Eventi, Festival

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