Torino Roads #7 – Hawking e il dubbio

Sesta Giornata del Torino Film Festival 2014

Piccoli e grandi dubbi su ciò che ci circonda

Superato metà festival cominciano le riflessioni più profonde su questa manifestazione e sulla mia esperienza qui. Devo dire che per quanto questo festival sia formativo e interessante, la Mostra del Cinema di Venezia si riconferma ogni giorno migliore, per molteplici aspetti: quello fondamentale é la creazione di un ambiente di condivisione. La dispersione delle sale per la città come avviene qui a Torino sfavorisce il dialogo tra spettatori, limitato alle sole code fuori le sale. Manca uno spazio comune come il Movie Village di Venezia o la presenza di bar o ristorante che siano punti di ritrovo speciali per il festival. Infatti la cosa che più mi spiace è che assisterò in streaming alla premiazione di sabato da sola, dal mio tablet, e non seduta su un prato davanti a un maxischermo tra applausi o fischi di altre decine di persone. Per quel che riguarda la selezione anche qui ho constatato delle differenze grandi, almeno per i film che ho visto. Rispetto ai 55 film di Venezia, comprendendo tuti i film e i corti di ogni sezione, Torino ne ha proposti 197. Mi sono resa conto che i film che più mi hanno interessato sono tutte opere di autori affermati, le numerose opere prime rendono invece la maggior parte delle visioni un esperimento, un “non finito”.

Riflettere su questo mi ha dato lo spunto per mettere in discussione anche la mia attività qui, il mio metodo di visione e il mio modo di fare critica. È impossibile non essere se stessi quando si scrive, ciò che io sono non tanto influenza quanto è il mio giudizio. La critica, prima di essere un’attività è una personalità, soggetta ai climi, alle tendenze, alle sensazioni e alle altre personalità che la circondano. Un bravo critico non dovrebbe piegare un’opera alle sue opinioni, ma al contrario: la difficoltà é oltrepassare i pregiudizi e al tempo stesso mantenere salde le proprie idee in favore di una lettura personale, diciamo pure unica, del film. La diversità di opinione e i conflitti intellettuali inoltre non sono una contingenza bensì una necessità del parlare di cinema.

Oggi il primo film degno di nota è stato The theory of everything, film biografico sulla crescita e le scoperte di Stephen Hawking, tratto dal libro della ex-moglie “Travelling to Infinity: my life with Stephen” la quale lo conobbe a Cambrige e assistette all’evolversi del genio e della malattia. Il film è sorprendente, toccante, ma non tragico, animato dalla performance straordinaria di Eddie Redmayne, sicuramente pronto per la prossima notte degli oscar.

Nella giornata ho visto tre film in concorso: Mange tes morts, film francese sul legame tra fratelli uniti da attività criminali, As you were, storia d’amore ambientata a Singapore, e N-capace, un mix di finzione e documentario sulle differenze generazionali in Italia. Di questi il più interessante è stato quest’ultimo, opera prima di Eleonora Danco, attrice teatrale. Alterna interviste a diversi personaggi, anziani e ragazzi, sulle tematiche del lavoro, del sesso, della morte a scene “costruite” di cui lei stessa è protagonista. Si aggira per Roma indagando stili di vita assoldati ma ricchi di interrogativi; come un padre anziano accudito da una badante. Vivace, divertente, un film sulla vita nei suoi aspetti belli e brutti, una storia sui benefici del dubbio senza i quali la vita non sarebbe così interessante. Ed è con questo beneficio del dubbio, sulla mia attività di reporter e sui prossimi film che passeranno in sala, che vi do appuntamento a domani con un altro racconto del Torino Film Festival.

 

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Posted on November 27, 2014 in Eventi, Festival

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