Torino Roads #3 – Esperimenti, conferme e sorprese

TorinoRoads#3

Seconda giornata di TFF, cominciata alle 11.15 col documentario Eau argentee, syrie autoportrait di Ossama Mohammed, un collage agghiacciante di riprese amatoriali degli scontri in Siria. Non il modo migliore per cominciare la giornata, poichè, pur mostrando immagini dolorose non è riuscito a creare un vero senso di empatia a causa delle costanti (e distanti) voci fuori campo.

Dopodiché ho visto Chrieg di Simon Jaquemet, un interessantissimo lavoro sull’affermazione adolescenziale, toccandone tutti i punti salienti con una storia grottesca. Il sedicenne Matteo viene prelevato da casa da un gruppo di ragazzi e accompagnato in un vecchio casolare di montagna. Lui crede di andare in un campo estivo per diventare “uomini”, ma al suo arrivo subisce violenze di ogni sorta da parte dei coinquilini. Col tempo però impara a farsi accettare, arriva ad amarli anche. Un conflitto generazionale sull”affermazione dell’identità sessuale, i meccanismi del branco, una violenza giovanile dirompente, l’ipocrisia degli adulti; tutti elementi che mi hanno ricordato Arancia Meccanica di Stanley Kubrick per il suo percorso di crescita e redenzione poco auspicabile.

 

Alle 17.15 c’è stata la proiezione di tre lavori di Josephine Deker, artista e filmmaker statunitense, annunciato come una delle grandi personalitá del cinema indipendente. I due cortometraggi sono interessanti per l’inusuale uso del montaggio. Tagli continui su tracce narrative che mischiano cruda fisicità a scene oniriche, soprattutto Gone wild. Il lungometraggio invece, per quanto la costruzione fosse frammentata e spiazzante, raccontava una storia poco originale. L’indagine di una spinta sessualità carnale sullo sfondo di una fattoria Suthern. Questa proiezione ha riconfermato la mia perplessità sulle opere cinematografiche prodotte da video artisti. Questi spesso si slegano infatti non solo dalla tecnica cinematografica in sé ma sembrano anche trascurare il pubblico di cinema, quasi come si aspettassero di venire esposti in una galleria, tralasciando le esigenze di un pubblico da sala.

 

Poi ho visto La Sapienza, acclamato anch’esso poiché il regista Eugéne Green era stato protagonista di una delle scorse retrospettive del Torino Film Festival. Nonostante l’entusiastica presentazione il film si è rivelato un’autentica delusione: i dialoghi, scritti dal regista stesso, dicono poco di una storia che scade gradatamente nel banale, forse anche per gli attori poco convinti. Un procedere insomma che poteva solo portare ad un finale scontato. Per accentuare ancora di più le mancanze evidenti del film, il regista riprende gli attori sempre in primo piano, come a sottolineare le inesistenti sfumature dei volti, e relega il suono alle scene panoramiche di Roma, il Ticino e Torino. Un prodotto davvero scadente.

 

Ultimo film della giornata è stato Life May Be di Mania Akbari e Mark Cousins, due giovani registi emergenti, iraniana lei e irlandese lui, un film dove i registi si scambiano lettere e videomessaggi, disquisiscono di religione, sesso e società. Cousins elogia sin dall’inizio i lavori di Mania Akbar con una lunghissima lettera, da lì in poi il film si dimostra un lungo elogio al suo lavoro. Su questo corpus di riferimenti che non conosco – i film di Mania Akbar – il mio è più un appunto più che un giudizio: pomposo e autoreferenziale. Un film che per essere compreso presuppone una profonda conoscenza di opere in realtà poco note, in cui i protagonisti danno per scontati affetto e comprensione da parte del pubblico.

 

Devo dire che il Festival sta fornendo spunti enormi per allenare il mio spirito critico, vedremo come proseguirà dopo il primo week end al TFF.

In precedenza

Torino Roads #1 – Siamo Pronti

Torino Roads #2 – TFF vs. Venezia?

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Posted on November 23, 2014 in Eventi, Festival

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